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Claudio Sadler

Claudio Sadler

RISTORANTE SADLER

Milanese di nascita e per spirito, classe 1956, Claudio Sadler inizia la sua carriera nella Ristorazione una volta terminati gli studi all’istituto alberghiero aprendo a Pavia la Locanda Vecchia Pavia. Il debutto a Milano ha luogo nel 1986, quando apre l’Osteriadi Porta Ciccain Ripa di Porta Ticinese, dove, nel 1991, viene insignito della sua prima Stella Michelin. Nel 1995 il locale si trasferisce in via Troilo, sempre nella zona dei Navigli, dove rimane per 11 anni e dove riceve la seconda Stella Michelin (2002).

Cosa rappresentano le sue creazioni?

La mia cucina è una cucina basata sul rinnovamento della cucina regionale e tradizionale italiana. Da sempre mi sono dedicato a costruire dei piatti che avessero delle radici nella tradizione della cucina italiana, quindi alleggerire, selezionare i prodotti di alta qualità, e un pizzico di fantasia e creatività riportare alla attualità ricette importanti è vero che sono parte del nostro patrimonio culturale e gastronomico. Difendere quindi un’identità della cucina italiana portando delle innovazioni.

In che modo per lei il cibo è “fare festa” insieme?

Il buon cibo celebra sempre le feste più importanti, è legato all’umore e dà piacere: non a caso le feste più importanti sono sempre sinonimo di banchettare. Si celebra ogni ricorrenza che ha un valore importante nella vita con la convivialità espressa col cibo, la tavola è il luogo dove ci si riunisce e si esprimono i propri migliori sentimenti.

Cos’è per lei “vivere il gusto”?

Vivere di gusto è provare piacere e conforto mangiando degustando, assaporando i cibi e i vini che danno un piacere particolare e che restano nella memoria, come una poesia o una canzone: un ricordo indelebile di un momento bello della vita.

C’è qualcosa per lei che unisce passione e talento e li tiene vivi ogni giorno?
Io amo il cibo, amo cucinarlo, Per me è un esercizio quotidiano che non è un’abitudine, ma un piacere. Veder trasformare una materia prima e di ottima qualità, ma ancora grezza, in un piatto elegante buono, gradevole da vedere e profumato, mi fa venire voglia di mangiarlo, e allora capisco che chi mangerà quel piatto sarà felice.

Qual è il fil rouge che unisce tradizione e innovazione nei suoi piatti?
La tradizione e la creatività si fondono in una nuova forma, anche ciò che per assurdo nell’immaginario comune è troppo popolare o greve, se trasformato in un piatto bello, calibrato nei gusti, alleggerito a modo, dà l’opportunità di ottenere un piatto moderno, ma sfruttabile perché ha un retaggio storico e popolare. È così che la tradizione si rinnova.

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